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L’arcipelago

L’ arcipelago delle Baleari è uno di quelli che traggono in inganno. Sulle carte, infatti, l’arcipelago sembra formato da sole 5 isole: Maiorca, Minorca, Ibiza, Formentera e Cabrera. In realtà queste più grandi sono circondate da ben 94 isolotti, per nulla riducibili a scoglio : se ne contano ben 42 attorno a Maiorca, 10 a Cabrera e 13 a Minorca. C’è poi l’intero arcipelago delle 15 “Estells”.
Minorca - dalla curiosa forma a fagiolo - è la seconda isola delle Baleari per estensione. Posta nel punto più occidentale e settentrionale dell’arcipelago, Minorca si estende per 50 km. ed ha una larghezza massima di appena 17 km; il suo perimetro è di 285 km, di cui ben 200 di spiagge. Attorno all’isola fanno capolino 20 isolotti disabitati.

Suddivisa in 8 comuni : Mahòn, Ciutadella, Alaior, Es Castell, Ferreries, Es Mercadal, Sant Lluis, e Es Migjorn, l’isola sembra, in apparenza, un immenso altopiano - raggiunge l’altezza massima di 358 m.s.l.m. con il Monte Toro, sede di un antico monastero – ma il panorama geologico che propone è uno dei più vari.
La costa irregolare e brulla del Nord deve le proprie caratteristiche alle ere primaria, secondaria e quaternaria, mentre la zona meridionale presenta le caratteristiche piattaforme dell’era terziaria, da cui hanno preso forma gli odierni burroni e la vallate. La vegetazione di tutta l’isola è comunque la tipica del Mediterraneo : rigogliosa, profumata e di un verde abbagliante.

Di grande importanza geografica sono anche i due principali porti dell’isola : quello di Mahòn – uno tra i più grandi d’Europa, e il più protetto – e quello di Ciutadella.
Le Baleari sono conosciute anche come le isole dell’eterna primavera, dato il loro clima moderato subtropicale temperato : il tipico clima mite del Mediterraneo. La temperatura media annuale è di 17°; vi sono solo 70/90 giorni di pioggia all’anno – generalmente tra febbraio e aprile, ed in novembre – e quindi oltre 260 giorni di sole.
L’unico disagio è rappresentato dal vento di Tramontana, onnipresente nei mesi invernali e per lo più ridotto a brezza durante l’estate.

Tre sono le attività che predominano nel panorama economico di Minorca : il turismo, - che rappresenta più della metà delle entrate dell’economia isolana – l’agricoltura e l’allevamento bovino, da cui si ricava il formaggio d.o.p. (come diremmo noi) “Mahòn”.
A fare da supporto troviamo l’industria calzaturiera - arrivata a Minorca nel 19° secolo grazie ai calzolai inglesi - e quella del gioiello, adottata come risorsa dell’isola dal 1800.
Per quel che riguarda le calzature Minorca vanta un riconoscimento europeo. Molte delle firme dell’isola infatti vengono esportate con successo in tutta l’Unione; ma ciò che rende speciale questa industria è la sua tradizione tipicamente artigianale, che si ritrova nelle “avarcas” menorchine, le calzature un tempo utilizzate solo dai pescatori, e divenute oggi simbolo dell’isola. La Storia La storia di queste isole è però lunga e sofferta : inizia anche prima dell’età del Bronzo, ed esattamente nel 1900 a. C., con la cultura megalitica di Talayo e durata fino al 1400 a,C., che produsse in tutto l’arcipelago i “Talayotes”, le “Taulas” e le “Navetas” tutte singolari costruzioni che presentano affinità con le strutture megalitiche sarde ed orientali.
Da allora quando, il Mediterraneo diviene cioè la culla di scambi commerciali attivi tra Cartaginesi, Fenici e Greci, le terre dell’arcipelago iniziano a rappresentare un ottimo investimento territoriale.

I Romani arrivano a Palma con il console Quinto Cecilio Metello nel 123 a. C. , in pratica 20 anni dopo la fine della guerra di Cartagine, che gli abitanti delle Baleari hanno combattuto sia come nemici di Roma, che come loro alleati, grazie alla quale l’ Arcipelago potè fruire di una preziosa autonomia.
Fioriscono quindi i commerci, e molti prodotti delle isole trovano ottimi sbocchi sui mercati romani ( soprattutto le ceramiche, i tessuti, l’oreficeria e il famosissimo vin tinto delle Baleari, forte e profumatissimo. Preziosissimo divenne anche il frumento, che diede poi il nome alla quarta isola : Formentera).
Il dominio Romano dura nell’Arcipelago per cinque secoli. Poi le isole passano sotto dominazioni Normanne, Vandale, Bizantine e – nel X° secolo – Arabe. Quest’ultima dominazione farà di Maiorca una delle maggiori basi per navi corsare, dalle quali sbarcheranno fanterie in grado di attraversare la Provenza, per poi superare le Alpi e calarsi nel valico del Monginevro lungo le valli piemontesi.
Le armi Cristiane riconquistarono l’Arcipelago e aprirono una nuova – ma effimera – stagione di prosperità, che termina nel momento in cui la corona Aragonese revoca, uno dopo l’altro, tutti i privilegi che erano stati concessi all’Arcipelago, e Maiorca decade da capitale del regno a piccola città di provincia.
Diverso, ma non meno amaro fu il tramonto di Ibiza e Minorca.

Minorca tornò in mani musulmane, e fu poi riconquistata da Alfonso III° d’ Aragona. Le isole, riunite poi sotto il Regno d’Aragona – e successivamente sotto quello di Spagna – rimasero sempre molto radicate alla storia e alla cultura della Catalogna, di cui ancora oggi mantengono la lingua : il Catalano.
I Mori, non più signori dell’arcipelago, continuarono comunque ad abitarvi, mantenendo i loro traffici e commerci con tutte e quattro le isole. Anche Genovesi e Pisani avevano proprie sedi di commercio, che però erano duramente tassate.
La fase di prosperità delle isole durò fino al Cinquecento, quando ebbe inizio un inesorabile periodo di declino, che coinvolse tutto l’arcipelago, e dette via libera alle incursioni piratesche e alle sommosse interne. La maggiore di queste si ebbe a Maiorca nel 1521, a causa della mancanza di grano e dell’eccessivo carico di tasse cui erano sottoposti i cittadini.
Il risultato fu che la corona di Spagna non riuscì più a controllare la situazione interna delle isole, minacciate inoltre dalle sempre più frequenti invasioni barbariche, piratesche e dalle carestie che flagellavano tutta l’Europa.
Durante la Guerra di Successione Spagnola le Baleari parteggiarono per Carlo III° d’Asburgo in lotta contro Filippo v° di Borbone . Scelsero male, e furono travolte dalla disfatta del pretendente asburgico : Maiorca si arrese al nuovo sovrano nel 1715, mentre Minorca si trovava sotto dominio inglese già dal 1705.
Nel 1708 gli inglesi posero alcune basi navali, che furono restituite alla Spagna dopo la Pace di Amiens del 1802, dopo la quale l’arcipelago rimase definitivamente spagnolo.

Minorca sarà riconquistata altre tre volte dagli Inglesi e due dai Francesi – nel 1756 dal Duca di Richelieu il cui cuoco scoprirà poi la maionese.
Ibiza divenne la base della flotta che combatte contro i pirati barbareschi, ma ben presto passa alla pirateria, e la leggenda dei pirati ibizenchi dura fino quasi ai nostri giorni : nel 1906 l’ultimo pirata Antonio Riquez con la sua nave, arremba un brigantino inglese e lo affonda proprio davanti al porto : un obelisco ricorda ancora oggi il glorioso evento.
Anche Formentera ricorda i pirati, soprattutto i saraceni, che la saccheggiarono talmente tante volte da costringere gli abitanti ad abbandonare l’isola definitivamente, lasciandola deserta per secoli.
Venti di libertà e di riforme democratiche iniziarono a soffiare anche sull’arcipelago, come in tutto il resto del territorio spagnolo. Anno chiave fu il 1834 : a Maiorca si tracciarono le nuove strade, nacque un giornale, si edificò un teatro e finalmente si ebbe il collegamento con il continente tramite il primo battello a vapore.
Liberali con moderazione i Balearesi si schierarono con la Prima Repubblica , salvo poi ripensarci ed aderire alla Unión Católica : quindi tutti monarchici …..il che non pose problemi quando nel 1875 fu restaurata la monarchia.
Il sonnolento torpore delle isole fu interrotto nel 1936 dalla Guerra Civile, che fece di Maiorca un’importante base franchista, lasciando Minorca aderire alla Repubblica – cosa per cui pagò un alto prezzo. Sebbene oggi le Baleari siano una provincia della Spagna, e ne costituiscono una regione autonoma, resti interessanti di questi secoli di sviluppo e conquiste sono tuttora visibili in :

  • Pinto (isoletta adagiata nel porto di Mahòn, sede di una scuola militare e per sommergibili)
  • Isla del Rey ( liberata dai mori nel 1827 grazie al Re Alfonso III°)
  • La Plana ( luogo di quarantene e poi base navale inglese e spagnola)
  • Il LLazaret ( un ex – ospedale dalla mura imponenti)
  • La Mola ( eretta nel 1860, è un forte di difesa straordinario, a cui è dovuta una visita)
  • Fort Marlborough
  • Villa Carlos (campo militare inglese del XVIII° secolo)
  • La Golden Farm ( residenza privata di Lord Nelson)
  • il Castello di Sant Nicolau ( torre ottagonale costruita nel Seicento a difesa del porto di Ciutadella)
  • oltre ai 5 fari che presiedono l’isola.